Come abitanti di San Berillo contestiamo con sdegno e imbarazzo la macchinazione che sottende il servizio pubblicato il 6 aprile su Futurapress dal titolo “San Berillo tra degrado e voglia di rinascita”. Una macchinazione ben ingegnata per tutelare interessi noti a chi vive a San Berillo e che forse è bene conosca l’intera città.

Partiamo dal principio.

Il servizio si apre dicendo che il quartiere di notte “è un pullulare di prostitute e spacciatori”, mettendo sullo stesso piano le une e gli altri, quando invece la prostituzione non è reato. Inoltre, viene messo al centro del servizio il racconto di uno scippo, quasi a voler convincere gli ascoltatori del fatto che San Berillo sia sempre e costantemente scenario di tali fatti, cosa che non è reale. Ma ovviamente la giornalista non verifica la realtà intervistando gli abitanti del quartiere, bensì gli esercenti. E non tutti: ne sceglie tre significativi. I primi due sono il proprietario del First e il proprietario della Pentolaccia.

Entrambi gli esercizi si affacciano sulla piazzetta Goliarda Sapienza di cui hanno occupato l’intero suolo continuando ad acquistare e ristrutturare manifestando la volontà precisa di far sparire chi abita nel quartiere, con l’interesse di creare una Catania “vetrina”, sottratta agli abitanti, al punto tale che all’ingresso della piazza dall’interno del quartiere è stato posto un cancelletto di legno come se la piazza fosse di uso privato degli esercenti. Ci chiediamo se questa è la vera rinascita che si contrappone al degrado: occupare degli spazi pubblici, utilizzarli e abbellirli solo per aumentare il proprio profitto senza mai chiedersi quali siano i bisogni che gli abitanti di quel quartiere hanno. Tutti gli intervistati parlano di scippi, furti e poca sicurezza condannando San Berillo, come se fosse l’unico quartiere in città in cui ciò accade e approfittando della cosa per tirare fuori i temi che gli stanno più a cuore, ovvero: sbarazzarsi dei migranti e riempire le strade di polizia secondo una politica securitaria.

Addirittura il proprietario del First afferma che lo scippatore, in quanto rifugiato politico, non venga espatriato ma anzi rimesso in libertà. Fa intendere, errando, che quella del rifugiato politico è una condizione che non permette di essere pari dinanzi alla legge laddove essa non venga rispettata. Inoltre invoca più presenza di polizia. Ci chiediamo quale possa essere la motivazione di una invocazione pubblica davanti a una telecamera anziché una semplice chiamata alla polizia dati i legami di parentela che l’esercente ha all’interno di essa. Legami proprio con chi rende “sicura” la sua presenza di esercente nel quartiere. Sono noti i video su facebook in cui lo stesso parente guida in una passeggiata turistica esponenti nazionali della Lega, i quali esprimono posizioni offensive sul quartiere e sugli immigrati che vi abitano, mentre elogiano proprio il First come esempio positivo di rigenerazione urbana.


Il terzo esercente intervistato è il direttore di Panecaldo, unico tra gli esercenti di piazza Teatro Massimo consultati nel servizio. Anche in questo caso ci chiediamo come mai costui chieda più polizia e sicurezza e non si preoccupi invece dello sfruttamento lavorativo che perpetra nei confronti di decine di lavoratori per cui sono in corso delle vertenze. Peraltro, molti dei lavoratori sfruttati sono proprio immigrati, gli stessi che tutti gli intervistati vogliono fuori dal quartiere perché lo rendono insicuro e ai quali però viene offerto un lavoro che li relega a una condizione di subumani, vissuta del resto da tutti i lavoratori sfruttati; senza considerare le difficoltà che ha un immigrato nella ricerca e nell’affitto di una casa, dato che molti locatori chiedono, anche dietro minaccia, somme sempre più ingenti di affitto per “loculi”, in cui nessuno potrebbe stare senza sentire lesa la propria dignità.

Ma tutto ciò non è degrado, questo non disturba i turisti e soprattutto non lede gli affari degli esercenti intervistati, per i quali è invece degrado avere tra i piedi gente che vive per strada, nascondendo che ciò accade perché vittima di un sistema di sfruttamento che vuole i deboli e gli sfruttati sempre più lontani dai centri storici, relegati dove non disturbano la vista. Per fortuna però la giornalista Nicoletta Castiglione esordisce dicendo che San Berillo viene considerato «uno dei luoghi più magici» (!), elemento necessario da sostenere perché in fondo in tutta l’operazione giornalistica vergognosa che sottende il servizio non deve far allontanare i clienti, soprattutto quelli del First, forse per una ragione di economia familiare, visto che la Castiglione è proprio la moglie di Barone, proprietario del First.

Sorcio Rosso

CSP Graziella Giuffrida

Gambian Youth Association